Il metodo Chinaski prende spunto dall’idea di proporre percorsi di riflessione e condivisione, finalizzati alla ricerca di significato. Con l’ausilio di racconti, musica e film, proviamo a ragionare su ciò che ci sta a cuore, su quello che può fare la differenza nel nostro cammino, sulle nostre speranze e su quello che ogni giorno ci riconsegna la forza per percorrere la nostra strada. Un’occasione comune, per operatori e utenti, affinché sia possibile condividere idee, sentimenti ed emozioni in una condizione di parità. Uomini e donne, seduti intorno ad un tavolo per un paio di ore, disponibili a confrontarsi, provocati da un pensiero, una strofa o un’immagine. Non una chiacchierata fine a se stessa, ma l’opportunità di guardarsi dentro e sostenere lo sguardo dell’altro, riconoscendo nelle domande di senso che ognuno di noi si pone, l’inizio della propria umanità.

In questo filone di incontri abbiamo deciso di mettere al centro il tema dell’attesa, che Dino Buzzati, scrittore del ‘900, rappresenta in maniera molto amplia. Vogliamo costruire un dibattito ordinato in cui ognuno dei presenti espone la propria idea, spunto o riflessione condividendolo con gli altri.

Cos’è per me l’attesa, che posso dire…

essendo in un contesto comunitario significa tutto, ovvero il vivere con altri ragazzi con problemi di tossicodipendenza aspettando di finire un percorso che non è per niente semplice. Posso dire che i primi passi sono molto importanti, poiché utenti ed educatori della comunità Pinocchio imparano a conoscersi e a capire come si è fatti, come possiamo procedere per risolvere i nostri problemi. Essere un utente di comunità è molto difficile, poiché devi metterti in gioco, lavorando su te stesso, sul qui ed ora, giorno dopo giorno con tutto l’impegno che puoi metterci.

Chi sono io:

sono in condizione di affidato, ovvero sto scontando una pena alternativa al carcere al fine di curarmi dalle mie dipendenze. Non è stato facile per me prendere questa scelta, poiché impone regole rigide e l’affrontare al meglio un percorso che mi porti ad essere un uomo come prima, dimenticare o meglio lavorare sugli errori passati per ricostruire una vita andata alla deriva.

Sono entrato nella comunità Pinocchio il 3 aprile 2017, arrivato dal carcere di Cremona e dopo un passaggio di 40 giorni passati prima in un’altra comunità, quella di Bessimo. Là non era andata molto bene, due ricadute con l’alcol hanno fatto sì che la struttura mi allontanasse. Questa è un’occasione per non commettere più gli stessi sbagli e cambiare il mio futuro in positivo. Mi trovo bene con gli educatori, talvolta anche molto duri, e coi miei compagni, 20 storie differenti che si incontrano e cercano di interagire per camminare insieme su questa strada.

Che cosa desidero per me?

Andare avanti e ritrovare me stesso, mi sono perso e questa situazione d’ansia non mi va. Per il mio futuro vedo un lavoro, una famiglia e una vita soddisfacente che mi conceda di assaporare tutti quegli elementi che contraddistinguano una vita vera e felice; gli elementi per costruire tutto questo sono molti e, tra i principali, trovare più forza dentro di me, calmare le mie paure e cercare di sconfiggerle.

La vita è come un cavallo selvaggio: ammaestrarlo e cercare di cavalcarlo richiede impegno, forza e costanza, ma sicuramente ne vale la pena poiché ciò che ci contraddistingue dagli animali è la ragione, con cui possiamo ponderare ogni giorno secondo il nostro volere. La forza di volontà è necessaria per proseguire nel nostro cammino, ma dobbiamo utilizzare la testa e non reagire di stomaco in ogni occasione, scegliendo ciò che è giusto per vivere bene sempre ciò che ci piace fare.

Per me il metodo Chinaski è un momento riflessivo dove posso allenare la memoria e confrontarmi coi miei compagni su argomenti sempre diversi ma che scaturiscono da un tema centrale unico e di larghe vedute.

Quando ascoltiamo poesie mi immedesimo nel personaggio e cerco di trovare similitudini in ciò che faccio e in ciò che vivo, poiché è importante confrontarsi con altri punti di vista che talvolta possono illuminarci, ovvero farci cambiare o smussare le nostre convinzioni, quando non sono del tutto solide o di cui non siamo pienamente convinti.

Anche le canzoni contemporanee di cantautori come Giorgio Gaber hanno dei contenuti profondi da cui è utile prendere spunto per rivedere un po’ come la pensiamo, grazie sempre al confronto con qualcuno che si è soffermato a riflettere e ha poi trasmesso questi significati profondi in una canzone.

Ricordo non per ultimo Giuseppe Costanzo, luminare contemporaneo, il quale oltre a esporre i suoi temi ci propone anche delle sue poesie che ci aiutano a pensare a come la vita valga la pena di essere vissuta. E ritornando al tema dell’attesa, è importante ragionare su come influisce su di noi nel quotidiano poiché attendere è molto diverso dall’aspettare, in un rapporto attivo/passivo.

In pratica, il metodo Chinaski ci mette a confronto con film, poesie e canzoni dai temi significativi, da cui non si può non metterci del proprio, poiché ti toccano nel profondo. Consiglio a tutti di provarlo per sperimentare sulla propria pelle come questi incontri coinvolgenti ci mettono di fronte ad uno scambio di idee ed opinioni sul tema scelto. Questo metodo nasce dall’esperienza di Viktor Frankl, fondatore della logoterapia, ovvero una terapia centrata sulla ricerca di senso in ogni situazione della vita: è appunto questo che facciamo, cerchiamo un significato in ciò che ci accade.

Uno spunto proveniente da una canzone sul delirio di Giorgio Gaber dice “se si vivesse a lungo, non si saprebbe più come fare per rifarsi una rabbia giusta. Non è soltanto una rabbia è già una pazzia, uno sfogo straziante solitario e in ogni strada c’è davvero un urlo, il delirio, il delirio”: mi ha colpito molto perché dice che una rabbia può essere giusta, di vita, e non necessariamente di morte. Qui Gaber vuole ricordarci che i nostri sbagli e le pazzie ci caratterizzano in quanto esseri umani.

Simone

Annunci